martedì 22 marzo 2011

Libia: Sarkozy solo contro tutti

Sferzata dell'America a Sarkozy che è sempre più solo nella guerra contro la Libia di Gheddafi. Obama lancia l'avvertimento: "I contributi nazionali sono possibili solo in mano alla Nato". Napolitano si unisce a Berlusconi. Ma la Francia minimizza ("Sono solo polemiche sterili") e propone l'istituzione di una cabina di regia. Ma la Farnesina non ci crede: "E' solo una delle ipotesi di lavoro che si stanno discutendo".



Roma - Il presidente americano Barack Obama ha deciso che i "contributi nazionali" per l’attuazione della risoluzione 1973 sulla Libia sono possibili solo se in mano alla Nato. Il segretario di Stato alla Difesa Robert Gates ha comunque previsto che i combattimenti dovrebbero diminuire nei prossimi giorni: "La coalizione eviterà in gran misura vittime civili". Intanto la Nato ha deciso di lanciare un'operazione per imporre l’embargo delle armi contro la Libia ed è pronta a intervenire per contribuire alla realizzazione della no fly zone. Ma la Francia strappa ancora e fa orecchie da mercante: "Il comando in mano alla Nato? Sono solo polemiche sterili".
Anche Napolitano si unisce al Cav Il comando delle operazioni in Libia affidato alla Nato "rappresenta la soluzione di gran lunga più appropriata". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso dell’incontro avuto oggi al Quirinale con l’ex speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, ricevuta insieme ad una delegazione bipartisan della stessa Camera dei Rappresentanti e all’ambasciatore Usa in Italia David Thorne. Napolitano ha ribadito "l’esigenza imprescindibile sostenuta dall’Italia, in piena sintonia con Stati Uniti, Regno Unito ed altri alleati, di un comando unificato". Pelosi ha messo in evidenza "la funzione cruciale che spetta all’Italia nell’attuazione della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: posizione risultata pienamente condivisa dal membro del Congresso John Mica, rappresentante della maggioranza repubblicana, e dagli altri componenti della delegazione". La delegazione guidata da Pelosi, reduce da una visita in Afghanistan, ha espresso "vivo apprezzamento per il ruolo svolto dall’Italia fin dall’inizio dell’impegno in Afghanistan e più di recente per il ruolo guida nell’addestramento delle forze di sicurezza afghane assunto dai nostri Carabinieri".
L'accordo sul rispetto embargo La Nato farà rispettare l’embargo sulle armi alla Libia previsto dalla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto in sede di rappresentanti permanenti nel Consiglio Atlantico, riunito oggi nel quartier generale dell’Alleanza atlantica. Quello sul rispetto dell’embargo delle armi è il secondo "mandato" per operazioni in Libia sul quale i 28 paesi dell’Alleanza Atlantica riescono a trovare un accordo dopo quello per una missione di protezione armata di una missione umanitaria raggiunto in sede di ministeriale difesa giovedì scorso. Le operazioni di controllo dell’embargo, come a suo tempo spiegato da fonti Nato, implicano la possibilità di fermare con l’uso della forza le navi o i convogli sospettati di trasportare armamenti per il regime libico. Nessuna decisione ancora è stata presa sulla dichiarazione di no fly zone da parte della Nato.
Ma Sarkozy fa orecchie da mercante Il presidente francese Nicholas Sarkozy non ascolta le pressioni della comunità internazionale. Anzi. Il portavoce del Quai d’Orsai, Bernard Valero, fa sapere che la cooperazione tra l'Italia e la Francia sulla crisi libica "è eccellente" e Parigi è "molto grata" per la partecipazione italiana alle operazioni militari nell’ambito della risoluzione 1973 dell’Onu. Intervistato dall’
Agi Valero ha, tuttavia, invitato la comunità internazionale a "non perdere tempo in polemiche sterili e artificiose". Ancora una volta, infatti, la Francia prova a fare orecchie da mercante alle richieste avanzate sia dall'Italia sua dagli Stati Uniti. Il portavoce si è detto "sorpreso" del risalto dato dalla stampa italiana a una crisi diplomatica tra i due Paesi. "Quando ho letto i giornali stamane sono caduto dalle nuvole", ha detto spiegando di aver molto apprezzato anche l’intervento del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, al G8 di Parigi. "Tutti pensiamo alla Nato. Ma non per questo dobbiamo scagliarci l’uno contro l’altro". "Bisogna ritornare ai fondamentali - ha aggiunto il portavoce. - E il problema non sono la Francia e l’Italia ma è il regime di Gheddafi". Valero ha ricordato i "milioni di cittadini libici" che stanno soffrendo di questa situazione e chiedono sicurezza e "a cui dobbiamo dare una risposta". "La priorità ora - ha proseguito - è trovare la buona soluzione e a questa non si arriva mettendosi l’uno contro l’altro ma agendo uniti".
Le cabina di regia La Francia ha proposto ai suoi alleati della coalizione che bombardano da sabato posizioni libiche "un organismo di controllo politico", una sorta di cabina di regia dell’operazione militare, a livello di ministri degli Esteri. Il capo della diplomazia francese, Alain Juppé, ha proposto ai colleghi britannici che "sono d’accordo di mettere in piedi un’istanza di controllo politico dell’operazione che riunisca i ministri degli Esteri degli stati che sono intervenuti e quelli della Lega araba". "Dovremmo riunirci nei prossimi giorni a Bruxelles, a Londra o a Parigi, e ripetere regolarmente questo tipo di riunione per rimarcare con evidenza che il controllo politico esiste", ha aggiunto Juppè sottolineando che "naturalmente, il mondo arabo avrà tutto il suo spazio". "A partire da questo controllo politico, e sotto la responsabilità del ministro della Difesa (francese), utilizzeremo certamente le capacità di pianificazione e di intervento della Nato - ha precisato il ministro - le cose da questo punto di vista sono completamente chiare". "Per noi quest’operazione è inizialmente un’operazione voluta dalle Nazioni Unite, è condotta da una coalizione di stati membri dei quali non tutti sono membri della Nato - ha insistito Juppè - questa non è dunque un’operazione della Nato, anche se deve potersi sostenere sui mezzi militari di pianificazione e di intervento dell’alleanza". In occasione del suo intervento il ministro francese ha anche reso "omaggio" ai soldati francesi impegnati nell’operazione, salutato "il ruolo del Libano" nella messa a punto di una risoluzione all’Onu che autorizza il ricorso alla forza per proteggere civili e il ruolo della missione diplomatica francese all’Onu che ha permesso di costituire un sostegno internazionale a un via libera delle Nazioni Unite.
Ma la Farnesina prende le distanze La convocazione di una riunione dei ministri degli esteri dei Paesi coinvolti nell’intervento militare in Libia preannunciata dal capo della diplomazia francese, Alain Juppe, è per l’Italia solo "una delle diverse ipotesi di lavoro che si stanno discutendo", discussioni in cui sono coinvolti "tutti i Paesi membri della coalizione". Fonti della Farnesina interpellate dall’Adnkronos precisano che "non è detto che si concretizzi" la proposta di Juppe per una riunione da tenersi a giorni in una capitale europea, e quindi, a maggior ragione, la creazione di una "cabina di regia" dell’operazione in Libia a livello di ministri degli esteri. L’Italia, si ricorda, continua a ritenere come prioritaria l’assegnazione del comando delle operazioni alla Nato.

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