martedì 7 giugno 2011

Calcioscommesse, Pirani dal pm per oltre 7 ore "Contatti con i giocatori di A: 30 gare truccate"

L'odontoiatra torna davanti ai magistrati di Cremona: aggiunge 12 gare a quelle già sotto i riflettori. Il commercialista di Signori: "Ci dissero della combine su Inter-Lecce". Su Napoli-Parma del 2010 fascicolo a parte: c'era il figlio del boss Lo Russo a bordo campo. La Figc: "Entro venerdì gli atti"






Il giorno della verità. Torna davanti ai magistrati di Cremona l'odontoiatra marchigiano Marco Pirani. Il 55enne di Sirolo è stato arrestato il 1 giugno scorso. Il procuratore capo Roberto Di Martino ha deciso di ascoltare Pirani per individuare calciatori, dirigenti e società di Serie A e B e Lega Pro. Il dentista ha parlato di "una trentina di partite truccate". Diciotto di queste erano già note nell’inchiesta, le altre no. Tra le novità una vecchia partita di serie A e due di B. Le informazioni sul risultato di questi match era generalmente affidabile e Pirani le avrebbe ottenute da Massimo Erodiani, in contatto, a quanto riferisce l'odontoiatra, con giocatori anche di serie A.
Il primo interrogatorio Pirani non si era limitato a parlare in merito ai fatti che gli venivano contestati ma aveva fatto anche il nome di almeno cinque squadre di Serie A, Roma, Fiorentina, Genoa Lecce e Cagliari, e citato come "truccati" gli incontri dell’ultimo campionato Fiorentina-Roma del 20 marzo finita 2 a 2, Lecce-Cagliari del 17 aprile terminata 3 a 3 e Genoa-Lecce del 23 aprile conclusasi 4 a 2.
Il commercialista di Signori "Erano arrivate delle voci su una combine Inter-Lecce che poi non si sono rivelate vere". Il commercialista di Beppe Signori conferma davanti al gip Salvini l’impianto accusatorio dell’inchiesta sul calcioscommesse, anche se, sottolinea lui stesso al termine dell’interrogatorio, "non c’era nessuna centrale di scommesse nel nostro studio". Il commercialista, che è agli arresti domiciliari, si è fermato a parlare con i giornalisti al termine dell’interrogatorio. In tre ore Bruni ha spiegato la sua versione al gip "confermando l’impianto accusatorio - ha detto il suo legale, Bruzzese - e fornendo particolari per chiarire la nostra posizione". "Non ho mai avuto rapporti con il calcio giocato - ha sottolineato Bruni - ci sono state date della dritte sbagliate su Inter-Lecce e noi abbiamo giocato. Ma non c’era nessun illecito su quella partita tanto è che abbiamo perso". Al gip Bruni avrebbe fatto il nome di Massimo Erodiani e Antonio Bellavista come i due che avrebbero fornito "la dritta" sulla partita, poi rivelatasi sbagliata. In merito alle altre due partite che vengono contestate al commercialista, Atalanta-Piacenza e Benevento-Pisa (combinate secondo l’accusa), Bruni ha detto che su quegli incontri "noi non abbiamo giocato". Quanto a Beppe Signori, "è un mio amico e sono il suo commercialista - ha aggiunto -, ma non abbiamo fatto scommesse insieme. Quello che voi chiamate clan dei bolognesi - ha concluso - ha giocato una sola partita e ha perso".
Il fascicolo su Napoli-Parma Un nuovo fascicolo sull’incontro di calcio Napoli-Parma dell’aprile 2010 potrebbe essere aperto dalla procura di Napoli sulla base di elementi investigativi raccolti negli ultimi giorni, e in particolare sulla fotografia in cui Antonio Lo Russo, esponente dell’omonimo clan camorristico del quartiere Miano, compare a bordo campo durante la gara. E' verosimile che la procura disponga accertamenti sull’immagine, scattata dal fotografo dell’Ansa Ciro Fusco: la delega ai carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Il precedente fascicolo, aperto dal pm Luigi Alberto Cannavale sulla base delle dichiarazioni del boss pentito Salvatore Lo Russo, zio di Antonio, era stato invece inviato nel luglio dello scorso anno alla procura della Federcalcio, perché non erano emersi elementi sufficienti a sostenere accuse penali.

Nasce «Ability Channel», la prima tv dedicata al mondo della disabilità.

Sono quattro i canali di questa piattaforma che andrà in onda sul web e si rivolge a un bacino di utenza di almeno tre milioni di italiani. Presentata a Roma da Bruno Vespa, è sponsorizzata dal Comitato paralimpico e darà ampio spazio anche allo sport.





Nasce sul web la prima televisione interamente dedicata al mondo della disabilità: si tratta di «Ability Channel», patrocinata dal Cip (Comitato italiano paralimpico), che porta in primo piano i personaggi, gli eventi più significativi, i problemi, le storie straordinarie e le aspettative di questo mondo. A presentare il nuovo canale nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Roma è stato Bruno Vespa, il quale ha affermato che si tratta di una geniale iniziativa sia perché stimola impulsi di generosità sia perché dall'attenzione che si dedica alla disabilità si misura il grado di civiltà di un Paese. Il giornalista conduttore di Porta a Porta ha poi ricordato che il malato ha bisogno di avere oltre che bravi medici anche persone vicine e deve avere la stessa voglia di vivere dei cosiddetti normodotati.
Ideatore dell'iniziativa è Michelangelo Gratton, secondo il quale il web rappresenta una insostituibile finestra per il mondo della disabilità. Attualmente solo in Italia i disabili che utilizzano Internet sono circa 530mila, il bacino potenziale è rappresentato dal 5 per cento della popolazione italiana al di sopra dei sei anni. Sono infatti oltre 3 milioni le persone che fanno parte dell'area della disabilità, a cui vanno aggiunti familiari, assistenti e accompagnatori.
La tv ha per ora quattro canali: «Ability Stories», che racconta storie e successi di persone disabili; «Ability&You», contenitore autogestito; «Ability News», fatti e curiosità sul mondo della disabilità; e «Ability Sport», che trasmette gare ed eventi sportivi. Alla conferenza era presente anche Luca Pancalli, presidente del Cip, secondo il quale si tratta di un'iniziativa straordinaria destinata ad avere successo e che sarà adeguatamente supportata dalle istituzioni. Mario Carletti, Direttore Centrale dell'Inail ha affermato che l'importante è fare squadra e che una tv come questa può essere utilissima a riservare ai disabili l'attenzione che meritano.

Arrestato il Presidente del gruppo "Riso Scotti": bruciava rifiuti al posto delle biomasse.

                          



Angelo Dario Scotti, presidente e ad del gruppo Riso Scotti, è stato arrestato martedì mattina nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti. Scotti è stato raggiunto da un’ordinanza di arresti domiciliari, che riguarda anche altre tre persone coinvolte.

L'inchiesta - Al centro dell’indagine che ha portato agli arresti domiciliari Angelo Dario Scotti vi è la centrale  elettrica della Scotti a Pavia, dove secondo l’accusa, non si bruciavano biomasse ma rifiuti di vario tipo, alcuni dei quali classificati pericolosi. Insieme a Scotti sono stati arrestati anche   tre funzionari del Gse, gestore dei servizi energetici, la società pubblica che deve gestire gli incentivi per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili. La centrale a biomasse Riso Scotti Energia di Pavia era già stata messa sotto sequestro lo scorso novembre, nel corso dell'operazione dirty energy, coordinata dalla procura della Repubblica di Pavia e condotta dai sostituti Roberto Valli, Luisa Rossi e Paolo Mazza. Sette persone sono finite ai domiciliari, tra cui  il presidente della società, Giorgio Radice e il direttore dell’impianto, Massimo Magnani, gli indagati nel complesso sono 12. Inoltre, sono stati sequestrati 40 mezzi ed eseguite 60 perquisizioni in tutta Italia.

L'accusa - Secondo le indagini condotte dal Corpo forestale, nell’impianto, insieme alla lolla, si bruciavano anche rifiuti di varia natura (tra cui legno, plastiche, imballaggi e fanghi di depurazione di acque reflue) con concentrazioni di inquinanti (soprattutto metalli pesanti) superiori ai limiti consentiti dalla legge. Un traffico di 40.000 tonnellate di rifiuti urbani e industriali non regolarmente trattati, provenienti da impianti di smaltimento in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Tutto ciò era possibile grazie ai falsi certificati rilasciati da laboratori di analisi chimiche compiacenti, per un giro d’affari che, secondo le prime stime, si aggira intorno ai 30 milioni di euro, grazie anche agli incentivi statali che questo genere di impianti riceve.
07/06/2011

venerdì 27 maggio 2011

Tentato scippo a Napoli, dopo 9 giorni di agonia muore turista americano.

E' morto Antonio Oscar Mendoza, il turista americano 67enne vittima di un tentato scippo di un Rolex il 18 maggio. L’uomo era ricoverato da allora in ospedale e tenuto in coma farmacologico.







Napoli - L'ennesimo episodio di violenza si trasforma in tragedia e macchia di sangue Napoli. E' morto Antonio Oscar Mendoza, il turista americano 67enne, originario di Portorico, vittima di un tentato scippo di un Rolex lo scorso 18 maggio. L’uomo era ricoverato da allora all’ospedale "Loreto Mare" e tenuto in coma farmacologico.
La ricostruzione della tragedia In crociera con la moglie, Mendoza, mentre passeggiava su via Marina, era stato avvicinato da due persone a bordo di uno motorino che lo avevano aggredito per strappargli l’orologio, facendolo cadere. Nella caduta, l’uomo aveva battuto violentemente la testa, riportando un grave trauma cranico. Operato per eliminare un vasto ematoma, Mendoza non ha mai ripreso conoscenza. Le indagini della polizia sinora, nonostante la presenza di telecamere, non hanno dato esiti certi perchè i rapinatori avevano il volto coperto e il ciclomotore aveva la targa coperta parzialmente da nastro adesivo.

Perugia, bimbo di 11 mesi lasciato solo in auto 3 ore Muore dopo un malore

Il padre era nel club velico di Passignano sul Trasimeno dove lavora come custode e il piccolo Jacopo è rimasto chiuso nella vettura dalle 9,30 alle 12,30. La temperatura esterna era intorno ai 30 gradi. Ha accusato un malore, inutili i soccorsi del 118.







Perugia - Jacopo è rimasto in macchina, sotto il sole bollente. Poi il bambino, 11 mesi, è morto per un malore nel parcheggio del club velico di Passignano sul Trasimeno. Il piccolo è stato soccorso dopo essere rimasto non si sa per quanto tempo chiuso nell’auto dei genitori. La temperatura esterna era superiore a 30 gradi. Inutili i soccorsi prestati sul posto dal personale del 118. Sono quindi intervenuti i carabinieri per gli accertamenti. L’auto nella quale si trovava il bambino, una Opel Corsa verde, era ferma all’interno del parcheggio del club velico di Passignano. La vettura è già stata portata via. Sul posto stanno arrivando alla spicciolata amici e parenti della famiglia, visibilmente provati.
La tragedia Secondo i primi accertamenti Jacopo è rimasto in auto nel piazzale antistante il Club velico dove il padre aveva parcheggiato il veicolo dalle 9-9,30 fino alle 12,30. A quell’ora il padre, recatosi alla propria auto per fare rientro a casa, ha trovato il figlio e ha tentato inutilmente di soccorrerlo, allertando immediatamente il 118. È la prima ricostruzione fatta dai carabinieri del reparto operativo e della compagnia di Città della Pieve. Secondo quanto appurato dai medici del 118, giunti sul posto dopo essere stati allertati e che hanno trovato il piccolo già deceduto, il bimbo è morto per arresto cardiocircolatorio causato dalla prolungata esposizione ai raggi del sole: nel perugino oggi si sono sfiorati i 30 gradi. "Sono in corso - spiegano i carabinieri - attività volte a tratteggiare ulteriormente le fasi che hanno portato al decesso del minore". Il magistrato competente, Mario Formisano, ha disposto l’esame autoptico sul bimbo e il sequestro dell’autovettura.
La famiglia Sergio, il papà del bimbo morto, è un italiano residente a Passignano sul Trasimeno e lavora al club velico del paese come factotum. Sembra che il bimbo stamani fosse in auto con lui. La mamma, Eva, è una psicologa di origini albanesi. I due si sono sposati da poco. Sul posto il capitano dei carabinieri, Carlo Corbinelli. "Dobbiamo ancora ricostruire la vicenda - ha detto -, ma non abbiamo motivi per non ritenere che non si sia trattato di un tragico incidente. I genitori del bambino sono stravolti e dobbiamo ancora sentirli così come coloro che hanno prestato i primi soccorsi".

Libano, attentato contro l'Onu Morto un italiano, quattro feriti.

Torna la paura in Libano. Almeno un casco blu italiano è rimasto ucciso nell’esplosione che ha colpito un mezzo dell’Unifil. Altri quattro sarebbero invece feriti, uno è gravissimo. L'ordigno sarebbe esploso sulla superstrada diretta alla città portuale di Sidone (a circa quaranta chilometri a sud di Beirut), non lontano dal fiume Awwali. Il cordoglio di Frattini: "Notizie drammatiche, l'Italia è vicina ai suoi militari".






Beirut - Torna la paura in Libano. Almeno un casco blu italiano è rimasto ucciso nell’esplosione che ha colpito un mezzo dell’Unifil, la missione Onu schierata nel sud del Libano. Altri quattro soldati sono invece rimasti feriti, uno è gravissimo. Secondo l’emittente libanese Future Tv, l'ordigno sarebbe esploso sulla superstrada diretta alla città portuale di Sidone (a circa quaranta chilometri a sud di Beirut) vicino al fiume Awwali, proprio mentre il mezzo dei caschi blu stava passando. Immediato il cordoglio del ministro della Difesa, Franco Frattini: "Notizie drammatiche, l'Italia è vicina ai suoi militari".
Il cordoglio della politica "L’italia è vicina ai suoi militari impegnati nella missione Unifil alla quale dobbiamo un contributo decisivo alla stabilità in una delle aree più sensibili della regione mediorientale". Commentando le "notizie drammatiche" giunte dal Libano, Frattini ha espresso "dolore" e "profondo cordoglio" per i militari uccisi. Ai familiari delle vittime, il titolare della Difesa ha ricordato che le vite dei soldati sono state spese "per onorare il proprio Paese in una missione di pace".
La partecipazione italiana L’Italia partecipa dal 1979 alla Forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite, creata un anno prima, in seguito all’invasione israeliana. Dopo l’ultimo conflitto del 2006, vi è stata una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza (la 1701) che ha disposto il potenziamento del contingente militare fino a un massimo di 15mila uomini, che agiscono come "forze cuscinetto" tra Israele e Libano. Il nostro Paese è impegnato con un contingente di 1.780 uomini della brigata Meccanizzata "Aosta" (secondo comando forze di Difesa, di stanza in Sicilia), nella missione internazionale, denominata in ambito nazionale operazione "Leonte". Dal febbraio 2007 al 28 gennaio 2010 l’Italia ha esercitato il comando della missione, ora passato alla Spagna.

domenica 1 maggio 2011

"Giovanni Paolo II è beato" Lacrime, gioia e cori della folla.

Lacrime, gioia e canti dalla folla che chiede a gran voce: "Wojtyla santo". Il resto della città si svuota. Code chilometriche nei luoghi sacri. Ovunque cartelloni con la frase del Pontefice: "Damose da fa’, semo romani".


Sei anni e un mese dopo la morte Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II è stato proclamato beato dal suo successore Benedetto XVI. Questi, accolta la richiesta del vicario di Roma Agostino Vallini, ha letto la formula latina che annovera il papa polacco tra i beati. E' la causa di beatificazione più veloce della storia della Chiesa. La festa del nuovo beato, ha confermato il Papa, sarà il 22 ottobre, anniversario dell' elezione al pontificato.  
Un lungo applauso e ancora l'urlo "Santo subito". Così la folla in piazza San Pietro ha salutato la formula di beatificazione di Giovanni Paolo II. In piazza San Pietro sventolano le bandiere di tutte le nazioni. Un velo di commozione ha percorso il volto di mons. Stanislao Dziwisz, segretario di Giovanni Paolo II per tanti anni, quando Benedetto XVI ha proclamato beato Karol Wojtyla. Il cardinale di Cracovia sta concelebrando il rito sul sagrato di San Pietro. Non soltanto in San Pietro ma in tutte le piazze e strade di Roma affollate dai pellegrini il momento della beatificazione di Giovanni Paolo II è stato salutato da un caloroso applauso. Commozione e gioia tra la gente.